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Università estiva di ATTAC Svizzera 2007, dal 7 al 9 settembre a Bienne
I media, fabbrica del consenso all’ora della mondializzazione
La situazione che affontano i vari movimenti sociali e cittadini oggi è senza appello: il neoliberalismo non arretra, ma si indurisce, e ciò nonostante le resistenze opposte da coloro che rifiutano la degradazione delle condizioni dell’impiego, le delocalizzazioni, la scomparsa progressiva dei servizi pubblici, il calo del peso fiscale sui più ricchi e le grandi imprese, la degradazione ecologica o la disseminazione degli OGM nelle campagne.
Quest’evoluzione non sarebbe stata possibile senza la complicità dei media. Senza il loro aiuto, senza la loro partecipazione, a volte anche involontaria, il neoliberalismo e le sue disastrose conseguenze probabilmente non sarebbero state accettate così facilmente dalla grande maggioranza delle cittadine e dei cittadini. In effetti, è indubbio che i media e l’informazione presa in senso largo, cioé comprendendo anche la pubblicità, modellano in gran parte la nostra percezione del mondo.
Fine del 4O potere
Controllare i media significa di conseguenza esercitare un controllo più o meno esteso sulla realtà. Nei regimi dittatoriali, questo tipo di potere è esplicito e prende la forma della censura, della persecuzione delle voci indipendenti e della propaganda. Nei paesi democratici, il meccanismo è invece più sottile. Se è vero che non è esercitato alcun controllo diretto, la sottomissione dei media alle leggi del mercato da un lato e all’ideologia dominante dall’altro ha finito per indebolire, e a volte persino per neutralizzare, il loro ruolo di quarto potere e, con questo, le voci che tentano di far passare altri messaggi, di analizzare in modo critico la società e di sviluppare altre idee.
Le leggi del mercato, attraverso le grandi fusioni degli anni ’90, hanno concentrato l’informazione e la produzione culturale nelle mani di grandi gruppi internazionali e nazionali. Questa concentrazione di differenti tipi di media permette a questi ultimi di arrivare a toccare milioni di persone e ai loro proprietari di imporre i loro valori e le loro decisioni. L’esempio di questo meccanismo che colpisce di più è forse quello della mediatizzazione degli scioperi. Le ragioni che spingono alcuni a far sciopero non sono trattate che poco, o per niente, dai media che, al contrario, non perdono un’occasione di denunciare le conseguenze negative degli scioperi. E’ frequente leggere nei giornali o sentire alla radio e al telegiornale il ritornello "i passeggeri sono presi in ostaggio dagli scioperanti". (ndr. espressione tipica nei media francesi)
“Cervelli disponibili”
Un’altra deriva attuale dei media è la trasformazione di lettori, ascoltatori e telespettatori in merce venduta ai pubblicitari. Il direttore generale del canale televisivo francese TF1 è chiarissimo su questo punto: "in una prospettiva di business, siamo realisti: alla base, il mestiere di TF1 è di aiutare Coca Cola, per esempio, a vendere il suo prodotto. Ora, perché un messaggio pubblicitario sia percepito, bisogna che il cervello del telespettatore sia disponibile. Le nostre trasmissioni hanno la vocazione di divertirlo, di distenderlo per prepararlo tra due messaggi. Quello che vendiamo a Coca Cola è del tempo di cervello umano disponibile" . In questo contesto, la sola preoccupazione degli editori è l’auditel (o numero dei "consumatori") per poter aumentare il prezzo delle inserzioni pubblicitarie. E per arrivare a ciò, l’informazione seria e di qualità è bandita a vantaggio dei fatti di cronaca e dei "VIP", per così dire più "sexy" e quindi passibili d’interessare un maggior pubblico. L’arrivo dei giornali gratuiti, il cui solo fine è quello di vendere dello spazio pubblicitario, non ha fatto che accelerare il movimento.
Una cosa appare dunque chiara: i media hanno un ruolo essenziale nella diffusione dei messaggi che permettono alle élites di condurre delle guerre, delle politiche distruttrici e antisociali senza essere contestate, permettendo loro allo stesso tempo di arricchirsi. Il fatto che si tengano elezioni o votazioni non ha alcun valore se la popolazione non ha accesso a delle informazioni indipendenti e critiche; di conseguenza, la democrazia è illusoria.
Alternative
Restano tuttavia dei media e degli spazi d’informazione che riescono ancora sia a resistere al processo di concentrazione della stampa che a tenere un discorso non conforme all’ideologia dominante, come alcuni giornali indipendenti, radio o televisioni con un vero mandato di servizio pubblico come Arte, o siti e blogs internet.
Partendo da queste diverse constatazioni e dal ruolo che le appartiene, ovvero un lavoro di educazione popolare affinché i cittadini possano riappropriarsi della politica, cioè pesare effettivamente sulle decisioni che li riguardano, ben al di là delle semplici scadenze elettorali, ATTAC Svizzera ha deciso di fare dei media e della loro sottomissione al neoliberalismo il tema centrale della sua quarta Università estiva, che si terrà dal 7 al 9 settembre a Bienne. I principali temi di discussione saranno i seguenti:
- l’impatto dei media: come creare le opinioni?
- la concentrazione dei media: dal 4O potere alla sottomissione all’ordine neoliberale
- dalle alternative ai media, ai media alternativi.
I dibattiti si faranno in tedesco e in francese. Per le iscrizioni, scrivere a bienne@attac.org
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